ASGI e Associazione Frantz Fanon: “Un risultato contro l’invisibilità dei centri di detenzione amministrativa che vanno chiusi“.
TORINO, 11 Febbraio 2026 – Il Tribunale di Torino ha pronunciato oggi la sentenza in merito alla morte di Moussa Balde, il giovane guineano che si tolse la vita nel maggio 2021 mentre era ristretto in isolamento nel cosiddetto “ospedaletto” del CPR di Torino.
Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità penale della direttrice della struttura, condannandola a un anno di reclusione (pena sospesa). L’imputata e il responsabile civile GEPSA sono stati condannati al risarcimento del danno ai familiari di Moussa. Riconosciuti risarcimenti anche al Garante Comunale, ad ASGI e all’Associazione Frantz Fanon, che si erano costituite parti civili. Assolto il medico responsabile per non aver commesso il fatto.
“Questa sentenza non è solo un atto di giustizia per la famiglia di Moussa, ma una denuncia politica e giuridica contro l’intero sistema della detenzione amministrativa” dichiarano l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI e l’Associazione Frantz Fanon. “La condanna conferma ciò che denunciamo da anni: i CPR sono ferite del diritto, luoghi dove la dignità umana viene sistematicamente calpestata. “
Questa sentenza premia la tenacia di quanti, associazioni e singoli, non hanno mai smesso di denunciare le condizioni disumane del CPR di Torino.
Nonostante la condanna della gestione privata, ASGI e Associazione Frantz Fanon ribadiscono che la responsabilità ultima della gestione dei CPR ricade sulla Prefettura e sul Ministero dell’Interno: “La morte di Moussa è avvenuta in un sistema che manca di un regolamento chiaro e di una supervisione pubblica effettiva, trasformando queste strutture in “buchi neri” del diritto. La delega ai privati non esonera le istituzioni dal dovere di vigilanza sulla vita e sulla salute dei trattenuti”.
ASGI e Associazione Frantz Fanon, in attesa del deposito delle motivazioni, previsto entro 90 giorni, confermano l’impegno per l’abolizione definitiva dei CPR, strutture intrinsecamente incompatibili con i principi costituzionali.